
La maternità rappresenta un momento di profonda trasformazione identitaria in cui aspettative, ideali e realtà spesso entrano in conflitto.
Molte donne immaginano un amore materno immediato e spontaneo, sostenuto da modelli culturali e sociali che alimentano il mito della “madre perfetta”.
Tuttavia, l’esperienza reale evidenzia come il legame con il neonato si costruisca gradualmente, tra fatiche, frustrazioni e riadattamenti.
L’ideale materno, pur essendo un riferimento, rischia di trasformarsi in fonte di sofferenza se non trova corrispondenza nella pratica quotidiana.
Seguendo il pensiero di Winnicott e Recalcati, emerge l’importanza di valorizzare la figura della “madre sufficientemente buona”: una madre autentica, capace di accogliere le proprie imperfezioni e i limiti della relazione, che proprio attraverso errori e aggiustamenti favorisce lo sviluppo del bambino e la costruzione di un legame solido e reale.
L’imperfezione materna si rivela dunque non un ostacolo, ma una risorsa indispensabile per la crescita reciproca di madre e figlio.
