Madri sospese tra oblatività, identità e ambivalenza

Articolo di Valentina Tollardo e Alice Vicini

La maternità oggi è attraversata da una tensione costante: da un lato le aspettative culturali che ancora la vogliono “naturale”, istintiva, oblativa; dall’altro la realtà quotidiana, fatta di solitudini, equilibri difficili tra sé e l’altro, e di servizi sociali spesso assenti.

Il mito dell’istinto materno continua a generare colpa, mentre la pressione sociale chiede alle madri di essere perfette in ogni ruolo: professioniste, compagne, amiche, e insieme madri devote. Ma la genitorialità non è un istinto: è una funzione che si costruisce e si trasforma nel tempo, sempre diversa per ogni madre e per ogni figlio. Riconoscere l’ambivalenza e rivendicare uno spazio per sé non significa egoismo, ma generosità autentica.

Perché la cura dell’altro non può esistere senza la cura di sé — e senza un contesto sociale che sostenga davvero le famiglie.

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